A “Napoletani Belli” morire non è poi così male

Scritto da il 4 Marzo 2019

La settimana ricomincia con un nuovo appuntamento della rubrica dedicata alla trasmissione radiofonica “Napoletani Belli”, in onda dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 21 su Radio CRC (FM 100.5 o in streaming su www.radiocrc.com). Al fianco del nostro padrone di casa ci sono stati Daniele Ippolito e Nicandro Siravo, autori del libro “Morire a Napoli”.

Subito ha preso la parola Daniele Ippolito ad inizio trasmissione per raccontarci come è nato questa idea: “E’ una follia che si è materializzata e ha preso forma in questo libro. E’ una passione che prende spunto quando da ragazzo fotografavo per strada i manifesti mortuari con i soprannomi. Un giorno ho scoperto che anche Nicandro aveva questa passione e lo contattai su Facebook. Michelangelo Iossa ci ha presentato la Rogiosi editore che subito dopo aver ascoltato le nostre intenzioni decise di puntare su questo testo”.

Abbiamo fatto anche un videoclip realizzato dal figlio di Nicandro per sponsorizzare questo libro in cui compariamo io e il papà fumettati mentre scattiamo foto ad alcuni manifesti col cellulare”.

Anche Nicandro Siravo ha raccontato come sono andate le cose prima della pubblicazione e soprattutto come è nato il rapporto tra i due: “Siamo diventati amici tramite Facebook. Entrambi mettevamo sempre dei commenti delicati ma acuti in giro su questo social network. Un giorno Daniele mi contattò e ci scambiammo i numeri di telefono per incontrarci. Avevamo entrambi voglia di scrivere un libro su questo, però nessuno dei due riusciva a farlo da solo”.

Il primo intervento telefonico di serata è stato quello di Michelangelo Iossa, giornalista e scrittore, che ha preso parte alla realizzazione di quest’opera: “Faccio un po’ da scavafosse, perché li accompagno un po’ man mano questi morti. E’ un libro che portafortuna, basti pensare che in molte culture orientali quando si dice che una persona è vicina alla morte è considerato un augurio ed allunga la vita”.

Spazio a Riccardo, appassionato e collezionista di questo tipo di manifesti: “Da quanto tempo li fotografo? Da quando Nicandro ha iniziato questa avventura. Col mio lavoro sono sempre in giro, quindi ho modo di vedere tanti manifesti. I miei serbatoi sono stati Bacoli e Salerno perché in quelle zone si porta molto dare soprannomi particolari. Cosa scriverei sul mio manifesto? Amo l’opera lirica, quindi qualcosa inerente a questa mia passione, pure femminile non è un problema”.

Parola poi a Lorenzo, architetto e grande collezionista di manifesti mortuari: “Ho regalato con piacere a Nicandro i manifesti più divertenti che trovavo. Da quando ero giovane ho questa passione, oggi è più facile fotografarli visto che abbiamo gli smartphone, mentre qualche anno fa era più complicato. Oltre ad immortalare manifesti mortuari, raccolgo anche frasi strambe che si trovano per strada e nei negozi”.

In chiusura cade a fagiolo l’intervento di Gennaro Reale, celebre proprietario di un’impresa funebre, dunque esperto in materia, che ha detto la sua su quest’usanza in qualità di addetto ai lavori: “Ancora oggi c’è questa cultura, i soprannomi addirittura sono considerati più importanti dei nomi di battesimo, quindi siamo costretti a metterli. Nel corso degli anni ho davvero incontrato soprannomi molto fantasiosi, in alcuni casi sui manifesti mettiamo anche la foto del defunto”.

Puntata 21 – Lunedì 4 Marzo 2019
di Francesco Gala


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