Il giorno che Pino Daniele ci ha lasciato più soli

Scritto da il 22 Gennaio 2015

Prendiamo in prestito le parole di Lucio , uno dei tanti ragazzi nato negli anni 60 e cresciuto a Napoli negli anni 70 e 80 -tra via San Sebastiano e via mezzocannone – e che oggi vive al nord per provare a resistere allo sconforto del 5 gennaio 2015, uno di quei giorni che non si dimenticherà , tutti ricorderemo dove eravamo quando ci ha colto il terremoto del 23 novembre , la notizia della morte di Massimo Troisi ed il giorno che Pino Daniele ci ha lasciati un po’ più soli.
” Il fatto che tutti noi stiamo provando nello stesso momento le stesse sensazioni è la migliore testimonianza di quanto Pino rappresentasse un tratto di identità culturale. Per tutti gli amanti della musica, a livello globale, oggi è un giorno di lutto. Ma per noi, per un’intera generazione di napoletani, è qualcosa di diverso, qualcosa che solo noi possiamo capire. Lui ci ha fatto sentire orgogliosi di essere napoletani, lui, insieme a Troisi, i Bennato, le De Sio, la NCCP, ma lui più di tutti, proprio nel delicato momento adolescenziale della formazione delle nostre coscienze, ci ha mostrato il valore della nostra cultura. E questo è avvenuto non riproponendo passivamente i temi classici, ma superando, senza rinnegarla, la tradizione, declinandola in forme nuove. E questo, su dei ragazzini, istintivamente ribelli rispetto agli insegnamenti tradizionali, esercitò un fascino irresistibile. Questo senso comune di appartenenza oggi dev’essere più forte delle lacrime e del dolore, lo sgomento e la disperazione devono lasciare il posto all’orgoglio e alla gratitudine verso un fratello maggiore che ci ha resi tutti migliori”
chist’anno nun se pò scurdá, avota e gira é sempe sera

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