Campania terzultima per reddito pro capite

Scritto da il 5 Giugno 2020

Il PIL dell’Italia nel 2017 è stato pari a 1.725 miliardi €.
La Lombardia ha contribuito per 383,2 miliardi.
Il Veneto per 162,5 miliardi.
L’Emilia-Romagna per 157,2 miliardi.
Sommando i dati delle tre regioni maggiormente colpite dalla crisi sanitaria conseguenza del coronavirus, risulta un contributo al Pil nazionale pari a circa 703 miliardi di euro pari al 40,1%.
Nelle tre regioni risiedono complessivamente 19,4 milioni di persone circa, cioè il 31,5% della popolazione residente in Italia.
Di conseguenza il PIL pro-capite di queste regioni è nettamente più alto della media italiana.
La Lombardia, con 38.200 euro all’anno, è seconda solo alla provincia autonoma di bolzano (42.300 euro).
L’Emilia-Romagna arriva quarta con 35.300 euro annui (terza è la provincia autonoma di Trento).
Il Veneto con 33.100 euro si piazza sesto.
Inoltre queste tre regioni da sole totalizzano circa il 55% dell’export italiano.
La Campania nel 2017 ha generato un PIL di 106,3 miliardi di € ed è terz’ultima come reddito pro capite con 18.590 € , a cui segue la Sicilia con 17.680 € mentre il fanalino di coda è la Calabria con 16.980 €.
Ma sulla situazione nel Mezzogiorno pesa in maniera determinante l’economia non osservata (sommersa e criminale): 19% del valore aggiunto a fronte del 14,2% al centro, del 11,9%) nel nord-est e del 11,4% nel nord-ovest .
Questi numeri fotografano l’economia italiana e ci forniscono un’idea di come impatterà questa crisi sul Pil, ma anche sul divario esistente tra Nord e Sud del paese.
Forchetta economica esistente da tempo e neanche scalfita dalla pioggia di denaro investito al Sud dal dopoguerra ad oggi, anche se mancano al riguardo serie e compiute valutazioni ex post d’impatto dei fondi erogati.
Questa è la prova che lo sviluppo economico non si progetta e si realizza con una penna stando dietro una scrivania, con incentivi a pioggia e senza un’approfondita conoscenza dell’economia reale.
Servono azioni dal basso governate sul campo d’azione e tendenti ad iniettare cultura d’impresa e manageriale nei territori.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di aumentare la ricchezza pro capite perché questo innescherebbe un circolo virtuoso che porterebbe ad un aumento dei prezzi, dei margini operativi, delle imposte pagate dalle imprese e dai cittadini e dell’emersione di una buona parte dell’economia sommersa.
Le conseguenze dal lato pubblico sarebbero maggiori entrate tributarie, potenziale aumento delle pensioni, aumento e migliori servizi erogati ai cittadini ecc.
Per fare questo evidentemente bisogna evitare di disperdere risorse economiche per un eccesso di reddito di sussistenza e investirle in politiche di sviluppo con un alto tasso di ritorno dell’investimento.
Ecco perché paradossalmente, reddito di cittadinanza e di emergenza, rischiano di alimentarla piuttosto che combatterla la povertà della gente.
E questo, un paese come il nostro, non può e non deve consentirselo.

Franco Cioffi


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