La sanità pubblica ai tempi dell’emergenza

Scritto da il 14 Aprile 2020

Nell’attuale “era coronavirus” viviamo come sospesi tra paura, notizie spesso contrastanti dei media, pareri a volte divergenti dei virologi, fake news diffuse inconsapevolmente o scientemente da indegne consorterie che agiscono secondo la tecnica d’oltre oceano nota come “alternative facts”.
Non dimentichiamo che in questo bailamme c’è poi anche, cosa di non secondaria importanza, chi si ammala e deve essere curato.
Proviamo un po’ ad immaginare se vivessimo nella cosiddetta “maggiore democrazia occidentale”.
Avremmo il medico curante, il tanto disprezzato dottore della mutua? Avremmo la gratuità dei farmaci ( al netto dei ticket per coloro cui tocca pagarli )? Ci sarebbe la profilassi di malattie potenzialmente letali per i bambini e gli anziani, giustamente garantita dallo stato, con buona pace dei no-vax? Avremmo la diagnostica specialistica territoriale, pur con il problema della lunghezza delle liste di attesa?  E potremmo rivolgerci in ospedale senza dover necessariamente esibire un’assicurazione? E che dire poi della ricerca scientifica pubblica, non per forza collegata ad una multinazionale del farmaco?
Indubbiamente tutto questo lo dobbiamo al Servizio Sanitario Nazionale, garanzia per la nostra salute, secondo i dettami della Carta Costituzionale. È sempre perfetto e ben funzionante? Certo che no, e bisogna vigilare continuamente e lavorare per il suo miglioramento.
Però provate a pensare se non vi fosse!
Massimo De Siena

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