Da gennaio il regista Roberto Andò sarà il direttore del Teatro Stabile di Napoli

Scritto da il 3 Luglio 2019

Il Consiglio di amministrazione del Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale nella seduta odierna ha conferito all’unanimità, su proposta del Presidente Filippo Patroni Griffi, la direzione a Roberto Andò a partire dal gennaio 2020. Andò succede quindi a Luca De Fusco. Il presidente Filippo Patroni Griffi esprime, a nome suo e del Consiglio di Amministrazione, «le più vive felicitazioni a Andò, figura eccellente dalla scena culturale italiana che saprà proseguire e sviluppare l’ottimo lavoro tracciato da De Fusco. Il massimo ringraziamento da parte di tutti noi va a Luca De Fusco per i grandi obiettivi raggiunti in questi 8 anni e siamo certi che la sua attività continui ad altissimi livelli».

Regista cinematografico e teatrale, scrittore, sceneggiatore siciliano, Roberto Andò è tra gli esponenti della generazione di registi affermatisi negli anni Novanta il cui profilo creativo si è espresso tanto nel cinema quanto nel teatro e nella letteratura.

La riflessione intellettuale, la tensione civile, la predilezione per le atmosfere ambigue, metafisiche da un lato e dai risvolti noir e psicanalitici, dall’altro, hanno caratterizzato il suo lavoro cinematografico. Abile costruttore di climi rarefatti, ma solidamente inscritti nell’intrigo narrativo e nella suspense psicologica, A. con i suoi film è riuscito a esprimere in uno stile elegante e colto, interrogativi esistenziali, politici, filosofici. Molto di ciò gli deriva da una formazione sia letteraria sia cinematografica in cui ha maturato e messo a frutto la lezione di alcuni maestri incontrati agli inizi della sua carriera. Dopo aver intrapreso studi di filosofia, ha effettuato il suo apprendistato nel cinema tra Roma e la sua Sicilia. Qui l’incontro con un mentore come L. Sciascia è stato decisivo. Accanto a lui, A. ha affinato la sua visione del mondo, della società, dell’uomo, e anche di quella ‘metafora’ che è l’isola natia, microcosmo e punto di osservazione spesso presente nel suo lavoro, coniugando l’esplorazione delle sue radici culturali con un più ampio respiro intellettuale di matrice europea, che si riflette anche nella scelta di cast, e spesso di ambientazioni, internazionali per i suoi film.

Tuttavia la frequentazione come aiuto regista dei set di grandi del cinema americano, come Cimino e Coppola, o italiano, come Fellini e Rosi (di cui è diventato amico e cui ha dedicato nel 2002 un ritratto filmato, Il cineasta e il labirinto, che si è aggiunto ad altri lavori video dedicati ad artisti quali Bob Wilson o Harold Pinter, nel 1994 e nel 1998), ha certamente contribuito allo sviluppo della particolare visione che sottende i suoi lavori, in cui con abilità il realismo si intreccia con un forte senso del mistero e del fantastico. Questa cifra appare evidente sin da Diario senza date (1995, diventato poi nel 2008 un libro), la sua opera prima in forma di film-saggio, misto di finzione e documento, da cui emerge l’‘arcano’ di una città-simbolo come Palermo. Inevitabile e conseguente la successiva esplorazione dell’universo esistenziale e letterario di Tomasi di Lampedusa con il successivo Il manoscritto del principe (2000) in cui si raccontano la genesi e l’eredità di un libro-chiave del Novecento come Il Gattopardo.

Sono seguiti due film che possono considerarsi un dittico, in forma di ‘mistery’ esistenziale, sui temi dell’identità e dell’ambiguità tra vero e falso, dell’irruzione del passato nel presente, dei rapporti familiari irrisolti, dei segreti della mente o della scrittura (i protagonisti sono rispettivamente uno scrittore e uno psicoanalista): Sotto falso nome  con Daniel Auteuil, Anna Mouglalis e Greta Scacchi e Viaggio segreto, liberamente tratto dal romanzo The Reconstructionist  e nel quale compare come coprotagonista il cineasta Emir Kusturica.

Ancora i segreti dell’identità e i labirinti della finzione sono al centro di Viva la libertà con Toni Servillo e Valerio Mastandrea che nel 2013 conquista il David di Donatello per la miglior sceneggiatura, il Premio Efebo d’Oro Cinema e Narrativa, tratto dal romanzo dello stesso Andò, Il trono vuoto, Premio Campiello come opera prima, ma questa volta l’impianto è quello classico (goldoniano e pirandelliano) della commedia centrata sullo scambio di persona.

L’attività teatrale di Andò si è divisa tra prosa e lirica, affrontando testi di scrittori del Novecento e contemporanei.

Tra i suoi lavori più recenti occorre citare In attesa di giudizio, pièce che riflette su significanti e significati che l’uomo ha attribuito alla giurisprudenza, Lettera a Tiresia di e con Andrea Camilleri e Una storia senza nome con Micaela Ramazzotti e Alessandro Gassmann presentato fuori concorso alla 75esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.


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