Paolo Siani: “I Pediatri Italiani chiedono la liberazione dei 14 bambini sulla Sea Watch”

Scritto da il 28 Gennaio 2019

Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo assassinato dalla camorra nel 1985 e parlamentare Pd alla prima esperienza politica, è intervenuto questa mattina all’interno di “Barba&Capelli” con Corrado Gabriele e Antonio Menna.

Tante le corde di attualità toccate durante l’intervista. Paolo Siani, da anni, si occupa di diritto all’infanzia e di educazione alla legalità: “Non posso negare che a Napoli, alcune regole possono essere tranquillamente non rispettate sull’educazione civica. Ad esempio, comprare oggetti di dubbia provenienza sono cose che si giustificano perchè in fondo che c’è di male, cosa faccio di male se mi comporto ai limiti dell’illegalità. Io insieme ad altri amici proviamo a combattere questa mentalità, da molti anni. Questa è la parte di cui si avvale il mondo criminale che si appoggia ad una massa grigia che non è cattiva ma che dà vita e legittima il mondo illegale. Con il mio impegno parlamentare parlo con i ragazzi e faccio capire che rispettare le regole conviene a tutti. Se lo facciamo tutti diventiamo una forza importante, un segno importante nella società”. 

Dapprima al Cardarelli e poi, al Santobono a contatto con bambini e famiglie disagiate e da qui il soprannome “Il medico dei bambini” ha espresso la sua opinione sulla vicenda del bambino di Cardito, massacrato di botte e ucciso a mani nude dal compagno della madre: “Sono storie di disagio, di famiglie in difficoltà. Famiglie conosciute e se qualcuno approfondisce le storie delle famiglie troverà altri fattori di disagio. Il problema è che il disagio bisogna intercettarlo e intervenire presto per aiutare i bambini e le persone adulte. Mi batto da molti anni per convincere chiunque che investire sull’infanzia è necessario. Investire immediatamente perchè se in una famiglia c’è un neonato con un disagio è utile far intervenire un tutor che entri nella famiglia e orienti i servizi sociali. Lo Stato investe tanto in questo ambito ma quando  interviene è già troppo tardi. Investire prima è l’intervento più adatto attraverso l’inserimento di una persona che coordini i servizi”.

Inoltre, il dibattito pubblico è concentrato sull’emergenza della Sea Watch a largo di Siracusa da quattro giorni con 47 migranti a bordo: “Questo è un allarme iniziato quest’estate. Io ho protestato fortemente sui social, sui giornali e in Parlamento. Ho sollecitato il mio gruppo ad avere una posizione molto chiara perchè va bene tutto ma i bambini hanno diritto di essere accuditi dovunque essi siano. Questa è una regola delle leggi internazionali. Chiedo che le persone risveglino le loro coscienze perchè, al di là del pensiero sull’immigrazione e delle politiche che si faranno in Europa di cui si discuterà su altri tavoli, al di sotto dei 15 anni sono bambini e devono essere tutelati. A proposito, questa mattina è partito un comunicato di tutti i pediatri italiani con me in testa dove chiediamo di far scendere, con forza, i 14 bambini della SeaWatch. Domando: che paura possono fare questi bambini? Se si mettono in una nave e rischiano la vita non lo fanno di certo perchè vogliono vivere nel lusso ma perchè scappano dalla miseria e dalla guerra. Adesso salviamo questi bambini, poi, possono arrestare il comandante o sequestrate la nave”. 

 

La politica eugualitaria e progressista è in crisi. Ecco perchè sulla divisività della sinistra e sulla poca reattività circa il fare opposizione, Paolo Siani afferma: “Noi stiamo provando a far sentire la nostra voce. Il nostro capogruppo ha fatto una proposta molta interessante con una staffetta per andare a vedere le condizioni delle persone sulla Sea Watch. Andrò a Siracusa, se posso dare una mano da medico come ho fatto per tanti anni al Santobono accogliendo bambini immigrati senza guardare il colore della pelle o la razza. Su questo tema ci stiamo muovendo, al di là delle battaglie su chi farà il segretario perchè non mi appassionano, in Parlamento con un’azione di contrasto a questo governo. Si vede poco ma c’è”.

 

Alessandra De Vincenzo

 

 


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