Ci sono volute 13 gare ed una lunga sosta di 17 giorni. Abbiamo dovuto applaudire un camaleontico Napoli che strapazzava con cinismo Villareal, Inter, Milan e Udinese e cadeva contro Parma,Chievo e Catania prima di rivedere il Napoli che conosciamo. La corazzata Mazzarriana, col coltello tra i denti, pressa e intensifica il gioco nella metà campo avversaria spingendo sulle fasce per scardinare le difese. Non si arrende, ci prova. Non molla, ci crede. Cose a cui i due anni di Mazzarri ci avevano fatto piacevolmente abituare. Atteggiamento che nelle prime 13 gare stagionali si era visto poco. Anche quando vinceva il Napoli sembrava cinico, spietato sì ma sempre poco arrembante.
Dal secondo tempo contro la Lazio in poi scatta qualcosa: Hamsik arretra un po’ a centrocampo, e qualcuno pensa che sia un ritorno al 3-5-2 mascherato, ma in particolare la squadra torna ad essere compatta, garibaldina, scugnizza: contro Reja il Napoli ci prova (nel secondo tempo) fino alla fine e solo un super Marchetti evita il primo gol in quella che abbiamo ribattezzato da un anno zona Napoli; contro il Manchester il Napoli decide e controlla la partita sciorinando gioco e sfiorando più volte il doppio vantaggio, rischiando a onor del vero anche il pareggio; a Bergamo gioca meglio, crea e spreca e nonostante l’errore che porta Denis al gol, in un ambiente di festa per gli avversari, ci crede fino alla fine e torna a gioire (anche se per un solo punto stavolta) nei minuti di recupero. Scena che nei precedenti campionati abbiamo visto spesso e che aveva fatto ri-etichettare la zona Cesarini in zona Napoli.
Ora sotto con la Juve, unica squadra del nostro campionato imbattuta dopo 11 gare di campionato. Un antico detto recita: non c’è due senza tre. E visto che abbiamo interrotto il filotto inglese e interdetto la gioia nerazzurra, perché non provare a spezzare le ali dell’attuale capolista?
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Un saluto azzurrissimo a chi nel cuore ha il Napoli e nella mente Idee Partenopee


