di Ferdinando De Luca
Quello che è stato firmato ieri a Roma dal Lingotto e dai sindacati, Fiom esclusa, adesso verrà presentato ad ognuno di loro. Quanti apporranno la propria firma in calce al contratto lo si saprà nei prossimi mesi; intanto l’intesa della newco, la New Company creata da Fiat al di fuori del perimetro di Confindustria, del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici e di alcune leggi nazionali, fa molto discutere e divide le tute blu dell’ormai ex Fiat Gian Battista Vico. A Pomigliano c’è chi è consapevole che lavorare in Fiat da domani sarà più faticoso; tuttavia è convinto di non aver perso alcun diritto in questi anni di infinita trattativa. Anzi. Si rallegra che a partire da domani guadagnerà di più: un’ottima cosa visto che da tre anni si è in cassa integrazione, visto che migliaia di famiglie si sono indebitate e molti operai sono finiti nella rete dell’usura. Accanto a questi operai però, fianco a fianco nella catena di montaggio, vi è anche chi si sente sotto attacco, chi non si sente tutelato da questo contratto, chi crede di aver perso in un sol momento la dignità di uomo, di lavoratore e di operaio. Chi crede, fermamente, che la democrazia si sia dissolta al di là dei cancelli della Fiat. E allora i 30 euro d’aumento lordi al mese, a cui vanno aggiunti le maggiorazioni salariali per effetto dei 18 turni di lavoro (circa 3500 euro in più all’anno), gli 80 euro mensili in più in busta paga rispetto a tutti gli altri metalmeccanici d’Italia, non appaiono un riconoscimento delle istanze dei lavoratori, ma un diabolico “contentino”. “I diritti non hanno prezzo”, dice Ciro D’Alessio, “Marchionne ci ha presi per la fame”. “Certamente 30 euro lordi in più non ti cambiano la vita”, gli fa eco Domenico, anch’egli tuta blu Fiat. “Il giudizio sull’accordo è negativo – dice Domenico Loffredo – vengono limitate una serie di libertà”. “È un accordo scandaloso e vergognoso – afferma Sebastiano D’Onofrio, 43 anni, operaio del Gian Battista Vico – viola la personalità e la dignità dei singoli lavoratori. Si toglie ai lavoratori il diritto di scegliere liberamente da chi farsi rappresentare. Questa non è democrazia”. Sebastiano si riferisce alla clausola “Mirafiori”, l’altra grande novità introdotta ieri nel contratto della newco, quella che esclude dalle rappresentanze sindacali in fabbrica chi non ha sottoscritto l’accordo (in questo caso la Fiom ed i sindacati di base). “Perché dovrebbe essere riconosciuto chi non firma il contratto?” si chiede convinto Giovanni, anche egli tuta blu Fiat. “Un accordo che è stato accettato dalla maggioranza dei lavoratori attraverso il referendum va riconosciuto”, gli fa eco Gerardo Giannone, 36 anni, tuta blu del Vico. “Per i lavoratori non è una cosa buona che non tutti i sindacati siano presenti all’interno delle rappresentanze sindacali in fabbrica – continua – Spero che venga fatto un passo indietro”. “Non mi sento tutelato a lavorare in questa fabbrica – dice Ciro D’Alessio – ero tutelato dal vecchio ccln che è stato abolito. La Costituzione e lo Statuto dei Lavoratori sono stati calpestati. In più vi è un palese peggioramento delle condizioni di lavoro. Gli aumenti salariali non vanno a ripagare quello che ci è stato tolto”. Sulla stessa linea anche Domenico che aggiunge: “È una barbarie democratica escludere dalla rappresentanza un’organizzazione che dissente su alcune cose. È una strada sbagliata quella di escludere il dissenso. Si creerà un conflitto – conclude – una nuova Melfi”. “Speriamo che la Fiom rientri – afferma Andrea Allocca, 33 anni, tuta blu Fiat – è giusto che faccia parte del progetto anche se si trova in questa situazione perché non ha condiviso cose che erano condivisibili. Io credo che l’accordo non violi i diritti: cerca di agire su alcuni abusi che andavano regolamentati e che andavano contro i lavoratori onesti. I diritti sono sanciti dalla costituzione: un accordo non può scavalcare un principio costituzionale. Sono d’accordo alla partecipazione dei lavoratori all’impresa attraverso il sindacato. Questo è un accordo impegnativo che non lede i diritti”. “Mi sento tutelato da questo accordo – dice Franco Damiano, altra tuta blu – chi ha sempre lavorato ed è sempre stato pronto sul lavoro credo che non debba temere nulla”. “Anch’io mi sento tutelato da questo contratto – gli fa eco Gerardo Giannone – vi sono delle regole ferree per tenere la fabbrica in produzione. Qualcuno in passato ha confuso la fabbrica con un posto pubblico. Sono contento perché guadagnerò di più. Certo lavorare sarà più faticoso, ma il sistema di lavoro doveva cambiare. L’abbiamo scelto con convinzione durante il referendum e lo sosteniamo adesso”. “Un vero referendum - afferma Sebastiano - è quando puoi scegliere tra due alternative. Nel nostro caso una delle due alternative era la perdita del posto di lavoro. Credo che con questo contratto vengano violati alcuni miei diritti di lavoratore: pause, assemblee, diritti sindacali, ergo uas non possono essere messi in discussione perché lo prevede la clausole di esigibilità. Diritti collettivi vengono messi in discussione”.


