Se il carcere alimenta in molte persone un’idea di isolamento e di condizioni di vita sacrificate, gli episodi di cronaca che maturano tra quelle mura che dovrebbero essere impenetrabili, tendono sempre più a smentire questo luogo comune. Dal carcere infatti entra ed esce di tutto, in particolare ordini. E il mezzo più usato dai detenuti per mantenere comodamente in vita i propri affari, anche tra le sbarre, sono proprio i pizzini, piccoli foglietti di carta su cui i boss trascrivono a volte in codice le proprie volontà. Questo il panorama messo in evidenza ancora una volta dagli ultimi episodi di cronaca. Dall’alba di oggi infatti è in corso, da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, l’esecuzione di 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere e di una misura cautelare del divieto di dimora nelle province di Caserta e Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di altrettanti elementi apicali e di spicco del clan “dei casalesi”, per i reati di associazione mafiosa, porto e detenzione illegale di armi ed estorsione. In questa operazione gli inquirenti hanno accertato il passaggio di ordini, attraverso “pizzini” consegnati ai familiari nel corso dei colloqui in carcere, dai capi detenuti agli affiliati liberi, per l’attuazione delle estorsioni in danno di imprenditori e commercianti dell’area liternese. Nel corso delle indagini sono anche state sequestrate varie armi e munizioni. I fermati sarebbero affiliati al gruppo Ucciero, di nuova costituzione, il gruppo infatti nasce dalle ceneri della stessa cosca ma raccoglie appartenenti ad altri gruppi della fazione casalese. Attivo a Villa Literno, il clan era specializzato nelle estrorsioni e sarebbe addirittura nato proprio tra le quattro mura di un carcere.
31 lug 2010
Categoria:
News
Pizzini: in carcere meglio di Facebook
Nadia Sessa
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