30 dic 2010
Categoria: Cronaca, News

Corsi di aggiornamenti mai fatti: l’ex city manager Luigi Crimaco risarcisce lo Stato con 700mila euro di beni

Irene Ferrara

Un sequestro di beni per un valore di 700mila euro è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Napoli  nei confronti dell’ ex city manager degli scavi di Pompei, Luigi Crimaco. Un valore corrispondente alla stima del danno subito dalle casse dello Stato, legato ai finti corsi di aggiornamento effettuati da oltre 250 dipendenti della Soprintendenza archeologica pompeiana. Il provvedimento emesso dal gip si inquadra nel filone di indagine della procura di Torre Annunziata, su straordinari effettuati dal personale degli scavi negli anni 1988-1996, emolumenti non più dovuti ai dipendenti perché prescritti dopo dieci anni, ma che Crimaco corrispose mascherando il pagamento, dopo un accordo raggiunto con i sindacati nel 2006, con la partecipazione dei dipendenti a corsi di aggiornamento mai tenuti ed esistenti solo sulla carta, per di più in orario di servizio degli stessi e senza docenti, per un ammontare di ore personalizzato, cioè corrispondente alle ore di straordinario rivendicate da ogni singolo lavoratore. I finanzieri avevano notificato lo scorso 17 novembre avvisi di chiusura indagine a 256 persone, tra cui lo stesso Crimaco. Sotto sequestro due immobili a Pozzuoli, e terreni a Mugnano e nella provincia di Terni. La decisione di trovare “soluzioni alternative” per pagare ai dipendenti degli scavi gli straordinari prescritti fu presa nel 2004 nel corso di un incontro cui parteciparono, oltre alle organizzazioni sindacali, il soprintendente regionale ai Beni archeologici dell’epoca, Stefano De Caro, e l’allora direttore amministrativo degli scavi, Giovanni Lombardi, predecessore di Crimaco. Lo sottolinea il difensore di Crimaco, avvocato Luigi De Vita, che ricorrerá in Cassazione contro il sequestro dei beni disposto oggi dalla magistratura. Sulla questione è intervenuto anche il ministro Sandro Bondi: «’In relazione alla nuova inchiesta della Procura di Torre Annunziata, desidero rinnovare la fiducia nell’operato della magistratura e salvaguardare l’innocenza dei funzionari e delle persone coinvolte». «Tuttavia non posso non rilevare come la gestione della sovrintendenza di Napoli e Pompei fosse difficile e come il tentativo di addossare al sottoscritto ogni responsabilitá sia immotivato e politicamente disonesto», conclude Bondi.

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