E’ iniziata alle prime ore dell’alba e ha portato all’arresto di nove esponenti di un gruppo legato alla fazione “Schiavone” dei Casalesi, l’operazione condotta oggi dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta e della Compagnia di Capua, che ha consentito anche di individuare le cosiddette “riserve”, soggetti storicamente legati al clan ma da tempo strategicamente collocati in posizioni defilate che, negli ultimi periodi, si erano reinseriti a pieno titolo nel circuito criminale. Otto destinatari del decreto di fermo emesso dalla DDA di Napoli erano liberi mentre uno era stato già arrestato alla fine dello scorso mese di luglio. Si tratta di esponenti di rilievo del clan, tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione e associazione per delinquere di tipo mafioso. Il gruppo stava ponendo in atto condotte estorsive nei confronti di un imprenditore caseario operante in un comune dell’alto Casertano. Le indagini sono iniziate due mesi fa e la scelta di procedere con un provvedimento d’urgenza è stata dettata dall’impellente necessità di interrompere le azioni delittuose oltre che per evitare ripercussioni ai danni della vittima.
I provvedimenti della DDA partenopea – che hanno portato oggi i carabinieri del comando provinciale di Caserta e della compagnia di Capua a sgominare il gruppo costituito da nove elementi appartenenti alla fazione “Schiavone” del clan “dei casalesi” – sono frutto di un’indagine avviata all’inizio dello scorso mese di luglio in seguito alle dichiarazioni rese dopo una forte reticenza iniziale da un imprenditore del settore caseario operante in un comune dell’alto Casertano. L’uomo, di fronte all’evidenza delle prove acquisite dai carabinieri ed esasperato dalle continue vessazioni a cui era sottoposto, non ha potuto far altro che confermare la propria condizione di vittima del racket per non incorrere nell’accusa di favoreggiamento. Aspetto fondamentale e di novità emerso nel corso delle indagini consiste nell’individuazione, e la conseguente neutralizzazione, delle cosiddette “riserve” del clan, soggetti storicamente legati all’organizzazione camorristica, strategicamente collocati in posizioni defilate ma pronti al reinserimento, a pieno titolo, nel circuito criminale quando se ne verificava la necessità. L’operazione dei carabinieri ha anche consentito di fare luce su un nuovo metodo utilizzato dagli estorsori per chiedere il “pizzo” alle vittime: gli aguzzini – con la compiacenza di titolari, imprenditori e operatori di esercizi commerciali di Casal di Principe – convocavano le proprie vittime in alcuni negozi del paese dove, sotto intimidazione, venivano effettuate le richieste estorsiva. I nove destinatari del provvedimento emesso dalla DDA di Napoli – accusati, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione e associazione per delinquere di tipo mafioso – sono Elio Diana, 52enne di Casal di Principe, detenuto e cognato di Francesco Schiavone, soprannominato “Cicciariello”; Sergio Caterino, 49enne di Casal di Principe; Carmine Caterino, di 51 anni, di San Cipriano d’Aversa; Pasquale Caterino, di 40 anni, di Casal di Principe; Alfonso Cantelli, di 51 anni, di Casal di Principe; Luigi Coppola, di 28 anni, di Casal di Principe; Romolo Del Villano, 50enne di San Cipriano d’Aversa; Carlo Bianco, di 44 anni, di Casal di Principe ma residente a Vairano Patenora (Caserta) e Gennaro Pezone, di 46 anni, di Trentola Ducenta. All’interno del gruppo il ruolo apicale era stato ricoperto, fino al suo arresto avvenuto lo scorso 27 luglio, da Elio Diana, cognato di Francesco Schiavone e, successivamente, dal suo factotum Sergio Caterino. Carmine Caterino formulava materialmente la richiesta estorsiva all’imprenditore di turno convocato; Pasquale Caterino e Luigi Coppola erano, invece, gli emissari del clan che provvedevano a contattare le vittime per “invitarli” a recarsi a Casal di Principe presso il “bar di Romolo”, di proprietà di Romolo Del Villano. I carabinieri hanno anche accertato che oltre alla classica richiesta estorsiva per il “mantenimento delle famiglie dei detenuti”, all’imprenditore era stato imposto anche di cambiare assegni di dubbia provenienza: per un importo di 3.600 euro una prima volta e 1.200 euro una seconda volta. Una richiesta eseguita per conto del gruppo criminale da Gennaro Pezone che si era presentato nel caseificio “a nome di Zì Elio”. Infine, Alfonso Cantelli e Sergio Caterino, si erano più volte fatti consegnare prodotti caseari senza pagare quanto dovuto e, in una circostanza, pure 400 euro. La scelta di procedere con tempestività, con un provvedimento cautelare d’urgenza, è stata dettata dall’impellente e improcrastinabile necessità di interrompere le azioni del gruppo estorsivo nonché per evitare ripercussioni ai danni della vittima.
10 set 2011
Categoria:
News
Casalesi, operazione dei carabinieri: nove arresti
Redazione
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