1 feb 2011
Categoria: Ambiente, Cronaca

Percolato sversato in mare, continuano le indagini

Nadia Sessa

Sono proseguiti anche oggi gli interrogatori di garanzia delle 14 persone arrestate nei giorni scorsi con l’accusa di avere riversato in mare, attraverso depuratori non a norma, tonnellate di percolato proveniente dalle discariche. Il primo a comparire questa mattina davanti ai pm è stato Antonio Recano, funzionario addetto al Commissariato straordinario per le Acque e le bonifiche.  L’accusa di disastro ambientale, è la tesi della difesa, ma secondo i suoi legali è esagerata e tutta da dimostrare: lo sversamento del percolato nei depuratori e di qui in mare non avrebbe mai provocato pericolo concreto, ma solo lo sforamento di una soglia di valori fissati da una legge del 1975. Successivamente sul banco degli imputati  è salito Giovanni Melluso, docente universitario, addetto alla sovrintendenza tecnico scientifica per alcuni depuratori e diretto collaboratore di Generoso Schiavone, l’ingegnere dirigente regionale al centro dell’inchiesta.
Intanto gli armatori da diporto sono sul piede di guerra  e intenzionati a costituirsi parte civile nell’eventuale processo sul percolato sversato in mare se venissero confermate le ipotesi avanzate da Noe e GdF nell’ambito delle indagini coordinate dalla procura della Repubblica di Napoli.  38 per ora le persone indagate per associazione per delinquere, truffa e reati ambientali tra cui figurano anche l’ ex presidente della Regione Antonio Bassolino, l’ex assessore regionale Luigi Nocera e l’ex capo della segreteria politica di Bassolino, Gianfranco Nappi, l’ ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione Civile, Marta Di Gennaro e il prefetto Corrado Catenacci. “Nel corso delle indagini sarebbe inoltre stata accertata l’esistenza di un accordo illecito tra pubblici funzionari e gestori di impianti di depurazione campani che ha consentito, per anni, lo sversamento in mare del percolato , in violazione delle norme a tutela dell’ambiente. Anche l’Amministrazione comunale di Castellammare di Stabia si costituirà parte civile nel processo. Lo ha assicurato il sindaco Luigi Bobbio, poiché “da quanto emerso, anche nel golfo di Castellammare sarebbero state immesse, negli ultimi anni, in spregio delle più elementari norme di sicurezza, tonnellate di melma velenosa che potrebbe aver compromesso l’ecosistema marino e, inquinato anche la catena alimentare”.

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