31 dic 2011
Categoria: Attualità, primo piano

San Silvestro, a Napoli vince la tradizione

Redazione

Spaghetti con le vongole, capitone, baccalà fritto, insalata di rinforzo, roccocò, struffoli, susamielli e cassatine: sono gli ingredienti imperdibili, insieme naturalmente a lenticchie, cotechino e uva, del cenone di Capodanno partenopeo. Ma non c’è fine d’anno che si rispetti, nelle case dei napoletani senza una buona dose dei propiziatori botti di fine anno e annesso lancio di cocci.

E se lo Spread e Demolition sono i nomi dei fuochi d’artificio del momento, la crisi, che a Natale si è tradotta in una considerevole diminuzione dei rifiuti, nonostante gli scongiuri, è riuscita ad intaccare anche la festa di fine anno napoletana.

A darne conferma, il presidente della Federconsumatori campana, Rosario Stornaiuolo a cui abbiamo chiesto come le oscillazioni dei mercati abbiano influito sul cenone di San Silvestro.

Stornaiuolo racconta di una crisi profonda che ha investito le famiglie partenopee. Parla di un clima gelido e di una profonda paura tra i consumatori napoletani per gli effetti delle manovre dei Governi Berlusconi e Monti.

“ A Napoli, l’84% delle tredicesime – ha affermato – è servito quest’anno a pagare i debiti, mutui e tasse inevase. Questo dato, naturalmente, ha influito sulle festività dei napoletani che hanno preferito festeggiare il capodanno a casa, magari con amici e parenti”.

In calo – secondo quanto riporta il presidente della Federconsumatori Campania – anche i consumi di frutta e verdura, di pesce, – “si è preferito – ha detto – quello di allevamento o il pesce azzurro” e l’acquisto dei dolci, che si è ritornati a fare in casa.

“I negozi – ha aggiunto Stornaiuolo – sono completamente vuoti. C’è il rischio forte che un commerciante su quattro non riuscirà a riaprire dopo le feste”.

Ma quello descritto da Stornaiuolo non è soltanto il triste scenario di un Fine d’anno in clima di austerity ma la terribile fotografia di una crisi che investe la città di Napoli. “Nella nostra città – ha riportato – un bambino su tre è sotto la soglia di povertà. Due famiglie su quattro non riescono a pagare le bollette e una su quattro non riesce a sostenere le spese per l’acquisto di medicinali e visite”. Ma la novità più brutta –ha  aggiunto – è che la povertà a Napoli investe la fascia dei giovani dai 19 ai 35 anni”.  Per questo l’associazione dei consumatori diretta da Stornaiuolo ha chiesto alle istituzioni un tavolo sulla crisi. “Napoli – ha denunciato – si candida ad essere la città più povera d’Italia”.

E i botti, tanto osteggiati nelle altre città? Secondo i dati riportati da Federconsumatori si registra una forte flessione anche nel loro acquisto. “Ci saremmo aspettati da De Magistris il loro divieto. È una barbarie vedere gente ogni anno mutilata dai fuochi d’artificio. Ci sono altri modi di festeggiare e poi – conclude – diciamoci la verità quest’anno non c’è proprio niente da festeggiare”.

Michela Aprea

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